Chi siamo

AMBA ODV è un’associazione di volontariato nata tra il 2002 e il 2003, voluta dalla cittadinanza lavenese per promuovere e sostenere le attività della Fondazione Menotti Bassani, con l’obiettivo di migliorare la qualità di vita degli ospiti residenti.

L’opera di AMBA ODV si è sviluppata nel tempo attraverso un ampio ventaglio di iniziative, tra cui:

  • Animazione quotidiana
  • Compagnia agli ospiti soli
  • Uscite sul territorio
  • Servizio di collegamento con il paese tramite mezzi e volontari dell’associazione
  • Formazione dei volontari
  • Promozione di iniziative di sensibilizzazione sul tema dell’anzianità
  • Raccolte fondi destinate al miglioramento della propria missione

Associazione Amici del Centro Anziani Menotti Bassani "AMBA"

Nata dal cuore dei cittadini di Laveno, l’Associazione Amici del Centro Anziani Menotti Bassani è formata da volontari che scelgono ogni giorno di donare tempo e attenzione agli ospiti della Fondazione.

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Le nostre storie

Buongiorno a tutti,

sono stata una volontaria un po’ anomala. Dopo pochi mesi di presenza ho dovuto prendere una lunga pausa per la salute e ora per motivi personali lascio il progetto di volontariato.

Vorrei ringraziarvi per aver condiviso i momenti di gioia e quelli fatti di pensieri e preoccupazioni, non mi sono mai sentita sola.

Grazie per donare sorrisi e affetti agli ospiti e, quando un ospite sorride, fa un balletto (mai fatto in vita sua per esempio la mia mamma) o canta, noi famigliari gioiamo con loro e l’essere in struttura diventa un po’ più leggero…

Insieme alle educatrici si è punti di riferimento, si è il prolungamento della famiglia.

Vi auguro buon cammino, di poter realizzare tutto ciò che portate nel cuore.

Sono diventato volontario, grazie ad un’amica che operava già come volontaria, sia in hospice che anche presso i malati di Alzheimer.

Questa arzilla signora, allora ottantenne, che conosceva il mio vissuto, (ero appena rimasto vedovo) mi ha spinto ad iscrivermi al corso per volontari che si è tenuto qui in Menotti nel 2017.

Dopo esser stato rinfrancato dal colloquio con la psicologa e la coordinatrice dei volontari, ho deciso di provare a fare il volontario, anche per uscire dal torpore in cui ero caduto.

Iniziato il percorso, ti accorgi di quanto bene faccia aiutare chi sta soffrendo , tenerli per mano e seguirli nel loro percorso.

Nell’immaginario collettivo, si pensa che l’Hospice sia un luogo di morte, ma è invece un luogo di vita, è un luogo in cui tutti si impegnano a sostenere la vita, e fare in modo che sia vissuta in modo dignitoso fino alla fine.

La malattia ed il percorso verso la morte, sono un’occasione per riflettere sulla propria vita, per ricordare, per ringraziare e ritrovare i rapporti persi, per chiedere scusa dei propri errori, e in ultimo, riconciliarsi con il mondo in modo di potersene andare sereni ed in pace.

Ho imparato ad entrare in punte di piedi nella vita delle persone, ho imparato a non giudicare, ho imparato ad ascoltare (che è diverso dal semplice sentire).

Per ultimo, ho imparato a capire quando hanno voglia di parlare, di condividere qualche pensiero, o se hanno solo bisogno di una compagnia silenziosa oppure di una stretta di mano, perché gli ammalati hanno sì bisogno di cure mediche, ma anche di affetto e amicizia.

Bisogna stare loro vicini ma con molta discrezione.

Quando ci si prende cura della persona nella sua interezza, i tuoi pensieri, i tuoi problemi e la tua fretta rimangono fuori dalla porta.

I pazienti danno tantissimo, in termini di calore umano, di riconoscenza, di esperienze e di lezioni di vita.

La sofferenza insegna a chi la vive e a chi la osserva da vicino, che non c’è sofferenza insopportabile, se si è malati e se hai qualcuno accanto a te.

Il volontario in Hospice, ti fa apprezzare la vita, le relazioni importanti …quelle che contano davvero.

Sono Maura, volontaria di AMBA da circa 10 anni, presso la Fondazione Menotti Bassani di Laveno Mombello e questa lunga esperienza mi ha donato molto e mi ha fatto comprendere che bisogna credere fermamente in ciò che si fa.

All’inizio di questo percorso ho conosciuto la signorina Elisa, l’ho accolta al suo ingresso in casa di riposo, una persona di poche parole, molto chiusa in se stessa, ma comprendevo ciò che stava vivendo.

Come volontaria mi recavo regolarmente in camera sua, per una breve visita, per vedere come stava. Lasciare la propria casa non è un cambiamento da poco. Mi accertavo che avesse bisogno di qualche cosa, offrendomi d’aiuto. Lei, sempre seduta su una seggiola, camera al buio, braccia conserte, foulard legato sulla nuca, imbronciata, triste!

A parolacce mi rifiutava, mi cacciava dicendomi: “Ma non hai niente da fare a casa tua, che venire qui a disturbarmi?” Per oltre un mese mi ha accolto così. Pensando di addolcirmela le feci due regalini, un angioletto e una piccola composizione di fiori, senza successo.

Finché un giorno, mentre me ne stavo andando, sento che con tono alterato mi chiama: “Vieni qui! Ti ho detto vieni qui!!!” Pensai: “Adesso mi da una sberla!” Invece…mi disse: “Vieni qui che ti do un bacino”.

Ci abbracciammo! Io ero veramente felice e pure lei.

Da quel giorno cambiò atteggiamento e quando mi vedeva arrivare mi sorrideva. Si aprì e mi raccontò molto della sua vita. Ho conosciuto così una persona dall’animo semplice e puro, forte e fragile nello stesso tempo.

Elisa è volata via col Covid, ma mi è rimasta nel cuore e ancora oggi, quando posso vado a trovarla là, dove ora riposa.

Mi chiamo Flavia e sono volontaria presso la Fondazione Menotti Bassani da ottobre 2023, giunta su suggerimento di un’amica educatrice.

Ogni settimana incontro gli ospiti del Centro Diurno a cui propongo diverse attività cognitive.

Inizialmente ero molto titubante perché non avevo alcuna esperienza con gli anziani, se non a livello familiare, avendo gestito genitori e parenti negli ultimi anni della loro esistenza.

Inoltre, dopo aver insegnato per oltre quarant’anni alla scuola primaria, ero consapevole di dover adattare il mio approccio ad un nuovo gruppo di persone.

Partendo, però, proprio dalla mia esperienza nella scuola, ho pensato di proporre attività cognitive rivolte al rafforzamento delle capacità di scrittura, ascolto, memoria ed espressione verbale.

All’inizio abbiamo preso reciprocamente le misure: gli ospiti sorpresi di scrivere sul quaderno (“Mi sembra di essere tornato a scuola…”), io in osservazione delle loro reazioni per equilibrare gli interventi. Dopo due anni e mezzo di incontri porto a casa ogni settimana un piccolo tesoro: la loro volontà di continuare ad essere attivi e curiosi partecipando alle attività che propongo e la disponibilità a condividere le loro esperienze di vita sia recenti sia di quando erano bambini.

Il mio volontariato si è rivelato, quindi, un’esperienza positiva ed arricchente.